Minimal or die

Esiste cosa migliore che esternare i propri innumerevoli disturbi mentali con l’abbigliamento? Personalmente non credo. Questa è in un certo senso la chiave per comprendere il mondo del minimalismo; tendenza a ridurre all’essenziale, eliminare qualsiasi dettaglio disturbi l’occhio, tagliare su tutto il superfluo. Parola d’ordine linee pulite, tinte unite, stampe ridotte ai minimi termini. Una sorta di sindrome di Marie Kondo ancora prima di Marie Kondo. Il minimalismo è un gioco divertente in cui investire tempo e disturbo ossessivo compulsivo. Le ore in negozio a capire se un maglioncino grigio possa stare bene con la maggior parte dell’armadio. Altrettante online a capire se quella giacca sia abbastanza versatile per potersi meritare il suo posto sulla gruccia. Da una quantità minima di abiti creare sempre l’illusione di essere vestiti ogni giorno diversamente. Si investe in capi basic (di qualità), con l’aggiunta di pochi pezzi estrosi minuziosamente selezionati. Chiave di volta, la palette di colori: bianco, nero, le 50 sfumature di grigio dell’amica E.L. James, i beige, marroni e verdi tanto cari a Kanye West, qualsiasi altro colore che non faccia venire un tick nervoso all’occhio se sottoposto al vostro sguardo. Il tutto però sempre con il solito contegno malato seguendo il dogma del “mai più di 3 colori contemporaneamente” che mi autoimpongo giornalmente. Fortunatamente esistono vari brand pronti a giungere in nostro soccorso per dare libero sfogo alla nostra isteria da minimalismo. Tra tutti COS, che ad ogni stagione ci propone capi il più possibile essenziali e minimal, perfetti per tutti noi che viviamo a metà tra moda e reparto psichiatria. Certo, il pagamento in organi interni potrà non essere apprezzato dai più, però si ha la certezza di investire in qualcosa che non stuferà in 6 settimane e che tra un anno non ci pentiremo di aver comprato prendendoci a ceffoni con entrambe le mani. L’attenzione all’essenziale non vuol dire però fuggire dall’altra parte al solo sentir pronunciare la parola “trend”. Anzi, il minimalismo aiuta in un certo senso a selezionare tra quelli che sono i must have di stagione, i capi che potranno magari essere riutilizzati anche quando l’attenzione della massa si sarà spenta. Per questa FW16, in grande spolvero dopo l’anno scorso, ritroviamo le felpe oversize stile Vetements di flashdanciana memoria, rigorosamente monocromatiche o prese direttamente in prestito da quel vostro parente che ai pranzi di famiglia non ha mai detto no alla terza porzione di cannelloni. Comodissime, dalle maniche incredibilmente lunghe come camicie di forza, perfette per quando si deve uscire e non si ha nemmeno voglia di uscire dal letto. Altra opzione particolarmente appetibile per tutti i discepoli della buonanima Steve Jobs, tornano gli elegantissimi dolcevita, cacciati fuori dagli anni ’90, da sdrammatizzare il più possibile per scongiurare l’effetto beverly hills 90210, magari con un bel cappotto militare ed un berretto da baseball che non può mancare nemmeno questo inverno.
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